Concia al Cromo e Metal Free – bio?

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Concia al Cromo e Metal Free le differenze e riflessioni

In tanti mi chiedono informazioni sui tipi di concia e sulla loro sostenibilità ambientale.

In questo post cercherò di spiegare nella maniera più chiara e semplice possibile i vari tipi di concia, le loro caratteristiche fondamentali e la loro sostenibilità.

I conciatori europei devono attenersi al regolamento dell’Unione Europea la REACH (Registration, Evaluation, Authorization and Restriction of Chemicals) Un regolamento un po’ “vecchio” che non soddisfa le moderne richieste di mercato da parte degli operatori della moda! Si stanno facendo dei test per superare la regolamentazione Reach e cercare di fare la Green Dressing, una concia biologica vegetale. Saga Fur già dal 2011 ci sta lavorando con una conceria tedesca. Il progetto è ancora in corso

Iniziamo con la tanto discussa concia al cromo

Bene esistono due tipi di Cromo con cui é possibile conciare le pelli: il cromo esavalente o CROMO VI e il CROMO trivalente o CROMO III.

Il Cromo VI é pericolosissimo e non viene utilizzato solo per la concia delle pelli ma anche in altri settori industriali.

Il Cromo VI e’ stato classificato dalla IARC (International Agency for Research of Cancer) come cancerogeno per l’uomo in classe I.

In pratica come l’Eternit, con cui abbiamo ricoperto per decenni case, capannoni, le cucce dei nostri ben amati animali da compagnia, creato divisori nell’agricoltura e quant’altro ci aiutasse a farci venire il cancro ai polmoni nel silenzio generale di chi ovviamente sapeva che era altamente cancerogeno

Se qualcuno é stato in una conceria, le nostre concerie intendo non abusive o in posti senza regole, si sarà sicuramente chiesto come mai i conciatori non utilizzano maschere malgrado tutta quella puzza e quegli agenti mortali.

Perché indovinate un po’ cosa usano le nostre concerie? Il Cromo III che é una sostanza nutriente essenziale per gli esseri umani.

La mancanza di Cromo III può essere causa di patologie come diabete e disturbi al cuore.

Per gli esseri umani la principale via di assunzione di Cromo III é attraverso gli alimenti che lo contengono.

Mi sembra eccessivo fare qui anche la lista della spesa quando esiste Google.

Ora non dico che berne una bottiglia sia ricostituente ma evidentemente non provoca tutti i danni di cui si parla se maneggiato e trattato adeguatamente.

Anche l’acqua puo’ intossicarci se ne beviamo troppa!

Per dovere di informazione é vero che a causa di processi di ossidazione del CROMO III durante il trasporto non accurato delle pelli, in processi non accurati di riconcia prolungati, in caso di trattamento non adeguato dei residui, possa trasformarsi in CROMO VI.

Parliamo di casi limite.

Certo, c’è sempre chi passa a 200 all’ora in centro abitato.

Per fortuna non é la norma

Per ovviare a questi inconvenienti e per il fan club della concia chrome free esiste la concia metal-free in cui rientrano tutte le conce che non utilizzano metalli pesanti ma in cui il il cromo é stato sostituito da altri reagenti.

ATTENZIONE: leggete bene non ho scritto che nelle conce METAL-FREE ci sono solo “prodotti bio” ho scritto che non ci sono metalli pesanti.

Quali sono questi agenti concianti alternativi al cromo?

Sono tannini sintetici (in genere sono prodotti di condensazione di formaldeide) uniti a tannini vegetali (presenti e ottenuti dalle piante), glutaraldeide (disinfettante usato anche in campo ospedaliero questo non vuol dire che si può bere o sniffare) e minerali, come l’alluminio (ci facciamo anche le pentole per cucinare pero’ a seconda di come trattato può essere molto tossico) e lo zirconio (si trova in natura e lo utilizziamo pure per le montature delle dentiere può diventare molto pericoloso addirittura prendere fuoco da solo) e il titanio (anche se lo troviamo in molte bevande in forma di additivo ultimamente non sembra essere poi cosi’ sicuro).

Non voglio scrivere un trattato di chimica per cui cliccate sui link sopra se volete informazioni sugli agenti concianti alternativi al cromo e sapere in cosa possono essere dannosi per la salute.

Le prossime tipologie di concia rientrano nella Metal Free ma sono solo per pelli destinate alla pelletteria quindi principalmente di origine bovina, ovina e per le pelli esotiche che non hanno nulla a che vedere con quelle per la pellicceria.

Vengono effettuati in continuazioni test sulle pelli per pellicceria ma ci sono ancora dei problemi in via di risoluzione perché il cuoio della pelle rimane troppo rigido.

Rientrano tra queste tipologie di concia la WET-WHITE o la NUTI WHITE LEATHER.

Il nome deriva dal caratteristico colore quasi bianco che assume il cuoio dopo essere stato conciato.

Sapete che amo sostenere l’innovazione e amo le start-up sopratutto quelle innovative e che migliorano realmente lo standard di vita di tutti.

Si chiama Crossing ed é stata fondata dalla Dr. Beghetto della Ca’ Foscari di Venezia. L’obiettivo é quello di arrivare alla produzione su scala industriale di ACL o “attivatori di cross-linking”.

Gli ACL servono per unire una serie di materiali organici e/o sintetici senza che ve ne sia traccia nel prodotto finito: figo vero?

Questa tecnologia può essere applicata per la produzione di cuoio atossico metal-free, imballaggi per alimenti, vernici e quant’altro.

Addirittura sembrano efficaci nel trattamento dei maledetti batteri dell’Escherichia Coli e Streptococco. WOW!!!!!

Quindi FORZA Dr. Beghetto a lei e a tutto il suo giovane team!!!!

Gli studi di Crossing sono ancora coperti da brevetto per cui anche volendo andare più in profondità non posso farlo: a tempo debito non abbiate dubbi che correrò a scrivere.

In cima alla scala la concia più antica: LA CONCIA VEGETALE.

Ha 200 anni di storia e si tramanda di generazione in generazione. Le ricette sono gelosamente custodite di padre in figlio e sono a base di  estratti vegetali come la mimosa e la quercia.

La concia vegetale è un’arte antica ed é la più sana, ha colori caldi e naturali però ha degli svantaggi: il cuoio si può facilmente macchiare durante i processi di concia, richiede tempi lunghissimi e i colori che si possono ottenere sono veramente limitati.

Non so quanto questo tipo di concia possa essere amato dal mondo della moda.

Si perché malgrado siano indiscutibili gli sforzi che sta facendo l’industria conciaria in termini di sostenibilità é anche vero che deve comunque adeguarsi alle richieste e ai ritmi del mondo della moda sempre più fast fashion.

Una moda che vuole tempi sempre più veloci e prezzi competitivi per cui fatica ad andare a braccetto con la concia vegetale.

Sinceramente non credo si possa dire che ad eccezione della concia vegetale esista una concia completamente esente da prodotti chimici.

Perché una concia possa essere considerata metal-free come richiesto dalla direttiva UNI EN 15987:2012 del 2012 la concentrazione dei singoli metalli concianti (CHROMO, ALLUMINIO, ZIRCONIO, TITANIO e FERRO) deve essere minore dello 0,1% per cui se non vi conciate le pelli da soli e vi rivolgete a concerie serie e verificate di fatto il problema non dovrebbe esistere.

L’argomento principale di discussione riguarda sempre i materiali utilizzati per la concia ma anche l’energia utilizzata e lo smaltimento delle acque reflue sono importanti in termi di sostenibilità ambientale per cui penso sia fondamentale parlarne.

Nell’ industria conciaria viene fatto un grande utilizzo di energia elettrica, termina e di acqua. La prima per il funzionamento dei macchinari, la seconda per riscaldare le acque per il processo e i tunnel dove vengono essiccate le pelli, l’acqua per i bagni che vengono utilizzati per conciare.

Gli investimenti della conceria italiana in tecnologia e ricerca per ridurre l’utilizzo di risorse naturali (acqua, metano) o trasformate (energia elettrica, prodotti chimici) sono continue.

Nel 2016 sono stati, per esempio, messi in funzione nuovi impianti cogenerativi (permettono la produzione in contemporanea di energia meccanica e di calore con un evidente grande risparmio di energia elettrica) e impianti ottimizzati per dosare alla perfezione prodotti chimici e acqua permettendo un grande risparmio di acqua e lo smaltimento di una minor quantità di prodotti chimici.

Per lo smaltimento delle acque la maggior parte delle concerie utilizza depuratori consortili specializzati che sono stabilimenti specializzati per la depurazione delle acque a cui si rivolgono le aziende. Le acque reflue (di scarto) vengono di norma pretrattate dalle concerie, diciamo diluite. Parte di queste informazioni le abbiamo reperite leggendo il sito dell’associazione UNIC.

Ci sono aziende specializzate nell’installazione di impianti per la depurazione delle acque.

Alla fine di questi procedimenti combinati permettono la restituzione delle acque alla natura con le caratteristiche qualitative sicure.

Per quanto riguarda le emissioni in atmosfera anche qui vengono utilizzate tecnologie all’avanguardia che devono essere conformi alle severissime norme sia nazionali che europee come la IPCC (Intergovernment Panel On Climate Change) 

l’IPCC é un organismo scientifico composto da scienziati di tutto il mondo che valutano oggettivamente il cambiamento climatico e lo stato dell’ ecosistema. Sulle loro considerazioni si valutano gli standard che devono avere gli impianti sia cosa é  nocivo o meno per il nostro pianeta e i vari parametri che devono rispettare le emissioni in atmosfera.

Dirvi tutto in un solo post riguardo una materia così ampia era impossibile, però penso di avervi detto molto.

Io vi prometto di continuare ad approfondire l’argomento e a tenervi informati, voi se avete domande scrivetemi pure.

Samantha

la foto in copertina è del Corriere Alto Milanese

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