L’uomo e la pelliccia

La pellicceria maschile raccontata da  Alessandro Roccia

Fin dai tempi antichi, l’uomo è ricorso all’uso di pelle e pelliccia per ripararsi dal freddo, mixando tra di loro le tipologie di materiali che scartava dalla carne di cui si cibava.

Poi, come si suol dire, si è iniziato ad unire l’utile al dilettevole: i capi in pelliccia non venivano più visti soltanto come perfetti capi anti-freddo, ma anche come capo moda, come vezzo e capo senza tempo.

Molte persone credono e sono abituate ad intendere la “pelliccia” come capo unicamente femminile e storcerebbero il naso se venisse proposto loro di immaginarsi un uomo, virile e magari di mezza età con un cappotto in visone o con un voluminoso overcoat in volpe.

Certo, infatti la pellicceria maschile viaggia in modo molto più discreto e classico rispetto quanto riguarda il settore femminile: basti pensare che nelle ultime collezioni invernali sono stati proposti innumerevoli capi con inserti e piccole applicazioni in pelliccia, che a parer mio rendono prezioso e con un tocco di ironia in più capi di tendenza molto classica.

Ma l’alta moda e il pret-a-porter maschile non sono gli unici due campi in cui applicazioni, inserti e capi in pelliccia trovano spazio e approvazione: molte divise indossate da figure illustri vengono arricchite dall’uso di pelliccia (pensate alla classica mantella di ermellino del Papa o ai famosi colbacchi delle guardie della regina Elisabetta).

Un campo, quello della pellicceria maschile, sicuramente in forte evoluzione, che sta attirando sempre di più una fascia di consumatori raffinati, amanti della ricchezza impercettibile e non esibizionista, insomma, amanti del vero lusso.

Alessandro Roccia

Foto via FuckingYoung.es

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