Anti Fur o lavaggio del cervello?

anti fur kering gucci

Operazione marketing: anti fur

11 Ottobre 2017 la famosa e potente Casa di Moda italiana Gucci annuncia che non utilizzerà mai più pellicce vere per le sue collezioni.

Il timore che l’effetto domino coinvolga altre pedine del mondo della moda prende il sopravvento tra gli addetti del settore.

E cosi sarà: come il branco segue il richiamo del maschio (commercialmente) dominante, molte altre case di moda per una volta non dovranno preoccuparsi di creare un trend ma semplicemente di appoggiarne uno preconfezionato ad arte: il trend anti fur. Un pò come avere la fortuna di trovare qualcuno che ti fa pubblicità gratis. Un esperto di Marketing direbbe che è folle fare tutti la stessa pubblicità nello stesso momento. Come quando a Natale ci propongono dieci marche di panettoni diverse.

Marchi che hanno fatto la storia della pellicceria come Marni e Versace si uniscono al gruppo assieme Furla, Michael Kors, Stella McCartney, Bottega Veneta, Jimmy Choo e gruppi come Ynap, La Redoute, VF Corporation (che comprende Timberland, Napapijri, The North Face e Vans), insieme a Giorgio Armani e Ovs avevano già fatto questa scelta nel 2016, preceduti nel 2015 da Hugo Boss, e ancor prima dal gruppo Inditex.

Ma perché questa scelta? E’ veramente guidata dal cuore e da un sentimento vero e profondo o forse dalle solite logiche “sospette”.

Facciamo qualche passo indietro:

Il gruppo Kering (proprietario di Gucci) nel 2015 ha rilevato l’intera proprietà della Caravel S.p.A di Castelfranco di Sotto, leader mondiale nella produzione di coccodrillo, alligatore, pitone e rettili.

I pitoni, i coccodrilli, il pellame sono ammesse ma pellicce no. Che strana decisione!

Dal 2014 Gucci é sotto l’occhio della Guardia di Finanza per evasione fiscale.

2017: Il gruppo Kering viene indagato per una evasione fiscale pari a 2,5 miliardi di euro (una bella cifretta) che sarebbe iniziato nel 2002 attraverso un sistema di Holding tra Svizzera, Olanda e Lussemburgo, per risparmiare imposte per centinaia di milioni di euro sui brand Gucci e altri marchi della multinazionale francese Kering, tra cui Yves Saint Laurent, Balenciaga, Stella McCartney. (date un occhiata a quanti brand anti-fur sono di proprietà di Kering).

Se tutto il mondo mi insegue per picchiarmi perché sono vestita di rosso, provo a mettermi un vestitino bianco da brava bambina magari trovo qualcuno che mi accompagna nella fuga o addirittura riesco a confondermi.

Quante pelli di pelliccia usa Jimmy Choo per le calzature: irrilevante sul fatturato

OVS? Forse zero, non esageriamo magari una decina le ha usate?

La vendita delle pellicce incide per 10 milioni di euro sul fatturato di Gucci, un po’ come se qualsiasi persona normale domani guadagnasse 1 euro in più all’anno, centesimo in più centesimo in meno.

Quanto guadagnano i brand che improvvisamente dichiarano di essere “anti fur” aumentando così la loro brand awareness indossando il vestitino bianco? Incalcolabile ma sospettabile: tanto.

Spostare l’attenzione da un problema molto grosso su un argomento sensibile che renda tutto umano come nel caso del gruppo Kering (Gucci); cercare di aumentare le vendite schierandosi dalla parte di quei “bravi ragazzi dalla coscienza pulita e mani delicate”, come hanno fatto tutti gli altri brand, é una tecnica adottata sin dagli imperatori romani, o forse ancora prima dai camaleonti per mimetizzarsi.

Quale brand del gruppo Kering in questo momento é più potente a livello di comunicazione, gradimento, potere commerciale? Quale brand del gruppo Kering é in grado più di chiunque altro di trascinare persone influenzandone gusti e opinioni: Gucci.

Quale è il competitor di riferimento a livello di comunicazione per tutti gli altri: Gucci.

Il gioco é fatto: Kering manda avanti il suo cavallo più forte, gli altri si allineano al cavallo più forte.

In un sistema saturo in ogni sua parte a costo di dover mantenere la costosa macchina creata dagli stessi brand della moda, a costo di non rimanere schiacciati da se stessi si può arrivare anche a rinnegare le proprie origini e i propri figli. E così hanno fatto molti di coloro che vantavano la pellicceria come le fondamenta della loro storia e hanno costruito la loro storia sulla pellicceria. La mamma che ora rinnegano.

Potrei scrivere che la pelliccia é un materiale eticamente pulito, biodegradabile al 100%, di come gli allevamenti certificati rispettino gli animali e di quanto la pelliccia “ecologica” sia devastante e inquinante per l’ambiente: ma non lo farò. L’ho fatto tante volte ma non lo farò ancora perché ho voluto solo raccontarvi dei fatti certa che molti di voi li leggeranno e li faranno propri. Trarrete da soli le vostre conclusioni.

Non mi comporterò nello stesso modo, non voglio spostarvi l’attenzione.

Chissà magari qualcuno cambierà idea, storicamente lo hanno fatto in tanti e si dice che farlo sia da persone intelligenti, anche se francamente non dovrei dirlo ho sempre trovato molto divertente la famosa locandina “Pinocchio” che la Peta ha dedicato a Re Giorgio quando aveva promesso di non utilizzare più pellicce e poi le ha usate poche settimane dopo l’annuncio. Se non l’avete mai vista cliccate qui.

Per fortuna la maggior parte delle persone ragionano ancora con la propria testa e malgrado il lavaggio continuo che ci viene fatto quotidianamente, non tutti permettiamo che ci venga “fatta la doccia completa”.

Ah scusate per onestà mentale riporto anche chi non ha bisogno di scuse per sostenere il proprio brand: Tom Ford dichiara di essere diventato vegano ma non le sue collezioni. Oltre che bravo e tuttora emblema di Gucci è anche simpatico e non è anti fur.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *